1976-2026 anno Lercariano

Sant’Andrea della Barca: un gioiello di cemento e comunità che sfida il tempo

Un viaggio tra fede, architettura e urbanistica alla scoperta di una delle “chiese Lercaro” più singolari di Bologna.

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

Il video della visita

SANT’ANDREA – L’architetto Marco Rosati guida il tour del Centro Studi Lercaro e svela la storia, i progetti incompiuti e le meraviglie liturgiche della nostra parrocchia. Accolti da don Andres Bergamini, i fedeli riscoprono uno spazio sacro unico nel suo genere.

Venerdì 17 aprile 2026, la nostra comunità ha accolto con entusiasmo una tappa speciale del “Tour per le chiese di Lercaro”. Un gruppo di appassionati e studiosi, guidato da Claudia Manenti del Centro Studi per l’Architettura Sacra Cardinale Giacomo Lercaro e dall’architetto Marco Rosati, ha visitato Sant’Andrea della Barca per comprenderne a fondo le radici progettuali e lo straordinario valore architettonico. Il parroco, don Andres Bergamini, ha partecipato attivamente, offrendo spunti preziosi su come si vive la liturgia in questo spazio così particolare. Ecco cosa è emerso.

Dalla “Chiesina” al progetto definitivo: una lunga attesa

Il complesso parrocchiale sorge in una zona strategica della periferia sud-occidentale di Bologna, all’interno del piano Ina Casa e del programma CEP (Coordinamento Edilizia Popolare). L’architetto Giuseppe Vaccaro aveva previsto qui un luogo di aggregazione iconico, ma fu l’architetto Vittorio Gandolfi a disegnare l’edificio che oggi conosciamo.

Negli anni ’50, la comunità si riuniva in un edificio provvisorio chiamato “la Chiesina”, in legno e eternit. Con la popolazione che schizzò da 3.000 a 9.000 (e poi a 12.000 anime), lo spazio divenne presto inadeguato. Si arrivò così al primo progetto degli anni ’60, poi al secondo nel 1971, fino alla realizzazione finale degli anni ’80. Un’attesa ventennale, segnata da difficoltà economiche e tecniche, raccontata anche dalle lettere che i parroci dell’epoca (don Beraldi e don Sandro Lalolli) inviarono a Comune e Diocesi per sollecitare la costruzione.

Un volume di cemento bianco che emerge dal piano

A differenza della “Chiesina” orizzontale, l’edificio attuale è un monolite di calcestruzzo bianco, quasi un reperto archeologico che emerge dal suolo piatto. L’aula liturgica ha pianta quadrata, con gradoni che avvolgono l’altare e il presbiterio. L’ingresso è studiato su due quote differenti (con un dislivello di circa due metri), per creare un percorso che lega esterno e interno, profano e sacro.

L’architetto Rosati ha sottolineato l’importanza della luce: “La luce diventa un materiale, uno strumento evocativo che crea spazialità”. Grandi tagli verticali e asole illuminano l’aula, mentre il protagonista assoluto è il giardino triangolare che fa da sfondo al presbiterio.

Il giardino che cambia con le stagioni

Uno degli elementi più affascinanti è la parete verde dietro l’altare: una pianta rampicante che segue il ciclo naturale delle stagioni. Don Andres ha spiegato con ironia: “Periodicamente abbassiamo i rami, altrimenti in alto vegeta troppo e in basso rimane spoglio. È una soluzione unica, un giardino totalmente chiuso che non distrae ma anzi avvolge”.

Dove si posiziona il fonte battesimale? Un percorso verso il centro

Un aspetto progettuale interessante è lo spostamento del fonte battesimale nei tre successivi progetti. Nel primo era delocalizzato fuori dall’aula principale; nel secondo si è avvicinato; nell’ultimo (quello realizzato) è diventato parte integrante dello spazio del presbiterio, a sottolineare il ruolo centrale del battesimo nella vita della comunità.

“Qui si celebra molto bene”: la voce dei parrocchiani

Durante la visita, alcuni fedeli hanno confrontato l’esperienza di Sant’Andrea con quella di altre chiese (come la “BVI”). Il giudizio è stato unanime: “Qui si celebra molto bene, perché l’assemblea è raccolta, tutti guardano davanti e la partecipazione è grande. Don Andres ha confermato: “Questa aula, anche se piccola, aiuta la concentrazione e la preghiera comune”.

Gli interventi successivi: mosaici, via Crucis e controsoffitto

L’architetto Rosati ha precisato che molti elementi attuali non erano presenti nel progetto originale. In origine l’aula era completamente spoglia. Fu il parroco don Giancarlo Leonardo ad aggiungere, negli anni successivi:

  • i mosaici,
  • la via Crucis con tutte le formelle,
  • l’albero della vita (visibile solo girandosi),
  • e persino il controsoffitto, realizzato per ridurre i costi di riscaldamento e permettere l’installazione degli impianti elettrici e delle plafoniere.

Un’opera incompiuta e una mostra in arrivo

Non tutto del progetto fu realizzato: mancano l’anfiteatro all’aperto e alcune attrezzature sportive previste. Tuttavia, la forza identitaria del complesso resta intatta.

Tutti i documenti, le planimetrie e i progetti saranno pubblicati in un volume ed esposti in una mostra presso la Fondazione del Caro, dalla fine di agosto all’inizio di novembre 2026. Una serata speciale sarà dedicata proprio a Sant’Andrea della Barca.

Prossimi appuntamenti

Il “Tour per le chiese di Lercaro” continua:

  • 15 maggio 2026: San Eugenio e San Giovanni Battista a Casalecchio.
  • 23 maggio 2026: giornata intera in pullman con cinque chiese della periferia, tra cui la Beata Vergine Immacolata.

Un ringraziamento all’architetto Marco Rosati, a Claudia Manenti, a don Andres Bergamini, e alla signora Silvana per l’accoglienza e per averci fatto riscoprire con occhi nuovi la nostra amata chiesa di Sant’Andrea della Barca.

Vedi la galleria fotografica