BEATA VERGINE IMMACOLATA – C’erano bambini, anziani, famiglie, volontari e tanti parrocchiani domenica 24 maggio 2026 alla parrocchia della Parrocchia della Beata Vergine Immacolata, dove il cardinale Matteo Zuppi ha inaugurato e benedetto la nuova “Casa Gialla”: uno spazio pensato per accogliere persone e famiglie che stanno attraversando momenti di fragilità abitativa e sociale.
Una cinquantina di persone ha partecipato a un momento semplice ma molto intenso, fatto di racconti, memoria, preghiera e soprattutto desiderio concreto di costruire una comunità capace di non lasciare indietro nessuno. La Casa Gialla, che un tempo era la canonica adiacente alla vecchia chiesa, torna così a vivere con una missione nuova ma profondamente legata al Vangelo dell’accoglienza.
Movimentiamo i cuori dei nostri parrocchiani
A fare gli onori di casa è stato il parroco don Andres Bergamini, che ha ricordato la storia dell’edificio e il lungo lavoro di recupero degli spazi: «Qui c’era la vecchia chiesa… poi questi ambienti sono stati utilizzati per il doposcuola e per diverso tempo sono rimasti fermi. Con l’aiuto di tante persone abbiamo risistemato tutto: le fondamenta, gli appartamenti, gli infissi, il riscaldamento, gli impianti».
Don Andres ha poi spiegato il significato profondo del progetto: «La possibilità di fare accoglienza per famiglie che hanno bisogno serve soprattutto a movimentare i cuori dei nostri parrocchiani affinché si diano da fare in una rete di amicizia, di aiuto e di sostegno». La nuova Casa Gialla non nasce infatti soltanto per offrire un tetto, ma per creare relazioni, accompagnamento e fiducia.
Progetto Bet
A raccontare concretamente il progetto è stata Cristina Campana della Caritas diocesana, che ha spiegato come l’iniziativa voglia prevenire il disagio abitativo più che intervenire solo nelle emergenze: «È un progetto di transizione abitativa… per aiutare famiglie e persone a trovare un posto tranquillo da cui ripartire». Attorno alla Casa Gialla si è già formato un gruppo di volontari delle parrocchie della BVI e di Sant’Andrea: «Si è creato un team di dieci-quindici persone per poter partire», ha raccontato Cristina, sottolineando che i veri protagonisti del progetto sono «le persone che cercano casa» e «la comunità parrocchiale».
Molto forte anche l’appello rivolto ai presenti: «Il problema è che spesso non si affittano case agli stranieri. Ma se noi conosciamo le famiglie possiamo dire una buona parola per loro». Non solo teoria: la Casa Gialla è già abitata. Durante l’incontro è stato raccontato che alcuni spazi sono stati utilizzati nei mesi invernali per l’emergenza freddo e che attualmente ospitano persone e famiglie in difficoltà, compresi alcuni parenti di malati ricoverati all’ospedale.
Zuppi: seminare per il futuro
Nel suo intervento, il cardinale Zuppi ha voluto allargare lo sguardo al significato umano e spirituale dell’accoglienza. Con il suo stile diretto e familiare, ha parlato della necessità di “seminare il futuro”: «Noi dobbiamo aiutare chi viene dopo di noi. Dare fiducia a uno che è forestiero e non ha casa vuol dire cominciare a costruire». Il cardinale ha ricordato come spesso il problema non sia l’assenza di abitazioni, ma la paura e la diffidenza: «Molte case restano vuote perché uno ha paura».
Poi ha aggiunto parole che hanno colpito molti dei presenti: «Ci costa poco, anzi regala qualcosa: ci aiuta ad avere giornate più belle, più piene di relazioni, di rapporti, di speranza. Quindi stiamo meglio anche noi». Prima della benedizione finale, il cardinale ha anche ringraziato tutti coloro che hanno lavorato concretamente al recupero degli spazi — artigiani, volontari e parrocchiani — ricordando che la Casa Gialla è il frutto di una vera collaborazione comunitaria.
Molto toccante infine la preghiera di benedizione davanti alla casa:
«Fa’ che quanti sono in cerca di un’abitazione provino anche con il nostro aiuto una casa degna di questo nome».
Una frase che forse riassume meglio di tutte il senso di questa giornata: una casa che non è soltanto un edificio ristrutturato, ma un luogo dove qualcuno possa sentirsi accolto, custodito e finalmente chiamato per nome.
Al termine della benedizione, l’arcivescovo ha visitato tutti locali rinnovati, compresa la sala utilizzata da Mensana come refettorio, progetto molto stimato dal cardinale. Prima di ripartire a salutato ad una ad una le persone presenti!
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(foto di S. Palozzo e D. Savaidis)








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