S.ANDREA – Sabato 18 aprile 2026 la comunità parrocchiale di Sant’Andrea, ha compiuto un pellegrinaggio a Monte Sole, sui luoghi che tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 furono teatro di uno dei più efferati eccidi nazifascisti della Seconda guerra mondiale. Oltre settecento vittime, tra cui moltissime donne, anziani e bambini, caddero sotto i colpi delle SS, in una spirale di violenza che ancora oggi interpella le coscienze.
La giornata, intensa e ricca di momenti, ha voluto essere un atto di affidamento alla misericordia di Dio e un passo concreto verso la beatificazione di tre sacerdoti martiri, che verrà celebrata domenica 27 settembre 2026 nella Basilica di San Petronio a Bologna: don Ubaldo Marchioni, parroco di San Martino di Caprara e Casaglia, don Elia Comini, salesiano, e padre Martino Capelli, dehoniano (qui alcune note biografiche).
Il pellegrinaggio è stato guidato da Sergio Rimondi, della Piccola Famiglia dell’Annunziata, diacono alla Dozza. Si è svolto in un clima raccolto, scandito dalla visita ai luoghi della strage, dall’ascolto delle testimonianze, dalla celebrazione dell’Eucaristia e dall’incontro con fratel Ignazio De Francesco, della Piccola Famiglia dell’Annunziata, che da oltre trent’anni vive in preghiera su quei monti.
I luoghi della memoria: da San Martino a Casaglia
Il ritrovo è stato alle ore 9:00 al cimitero di San Martino di Caprara, dove don Ubaldo Marchioni era parroco. In quel luogo, il 29 settembre 1944, ebbe inizio la strage. Lì, nei pressi della chiesa e del camposanto, don Marchioni fu separato dai suoi fedeli e costretto a fare ritorno in chiesa, per essere ucciso sull’altare. Sempre nelle vicinanze trovò la morte, il 13 ottobre successivo, don Giovanni Fornasini, parroco di Spetricano, anch’egli poi beatificato (nel 2021). La guida, Sergio Rimondi, ha ricordato le circostanze del martirio di questi sacerdoti, che scelsero di non abbandonare le loro comunità.
Successivamente, a piedi, il gruppo si è spostato verso la chiesa di Santa Maria Assunta di Casaglia. Qui sono stati letti alcuni brani tratti dal documento sui luoghi e le testimonianze della strage, relativi proprio alla chiesa di Casaglia e al cimitero adiacente. È stata ricordata in particolare la figura di don Ubaldo Marchioni, che, dopo aver celebrato la Messa a San Martino e aver esortato i fedeli a prepararsi alla morte, passando da Casaglia vi trovò un gruppo di persone in preda al panico e si fermò con loro a recitare il Rosario, prima di essere barbaramente ucciso.
La messa
Alle ore 11 don Andres ha presieduto la Santa Messa. La celebrazione è stata particolarmente toccante perché celebrata in un luogo che custodisce ancora la memoria di ciò che accadde: l’edificio sacro, ricostruito dopo essere stato dato alle fiamme, conserva alcuni segni della tragedia. La pisside trafitta dai proiettili, ritrovata tra le macerie della chiesa e poi affidata alla comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata nel 1985 dall’allora arcivescovo, il cardinale Giacomo Biffi, in questo anno pastorale girerà per le Zone e le parrocchie della diocesi.
Nella sua omelia don Andres ha commentato le letture del sabato della seconda settimana di Pasqua (At 6,1-7 e Gv 6,16-21), collegandole all’esperienza vissuta a Monte Sole. Ecco un passaggio centrale della sua omelia:
«Nella solitudine, nella fatica, nel buio — realtà che anche noi abbiamo percepito profondamente in questo luogo — ciò che davvero illumina è l’incontro con il Signore. Gesù cammina verso di noi. Nei momenti più terribili non siamo soli.»
Il parroco ha poi richiamato l’atteggiamento dei discepoli nel Vangelo, che “vollero prendere Gesù sulla barca”, un atto di volontà e di accoglienza. E ha aggiunto:
«Anche i martiri di Montesole hanno vissuto così: nei momenti più terribili non erano soli, ma hanno attraversato tutto con il Signore, nella preghiera condivisa. Accogliere il Signore nella nostra barca, nella nostra vita e nella nostra comunità cambia radicalmente il cammino, lo compie, lo conduce a destinazione.»
Don Andres ha poi sottolineato l’importanza di tenere insieme, come nella prima comunità cristiana, la cura dei poveri e l’ascolto della Parola: due pilastri inseparabili per una comunità feconda. «La testimonianza di Montesole – ha concluso – rimane per noi un aiuto prezioso e una luce viva».
L’incontro con fratel Ignazio
Dopo la Messa, i partecipanti hanno consumato il pranzo al sacco, nel prato della chiesa diroccata, approfittando della bella giornata che ha permesso di sostare all’aperto, in un clima di fraterna convivialità.
Nel primo pomeriggio, l’incontro con fratel Ignazio De Francesco, della Piccola Famiglia dell’Annunziata, la comunità monastica che dal 1985 vive stabilmente alla “Casetta” di Monte Sole con il compito della preghiera di suffragio, della memoria e della promozione della pace.
Fratel Ignazio ha condiviso con i pellegrini la sua lunga esperienza (oltre trentacinque anni) vissuta su quei monti. Ha raccontato come, per decenni, i sopravvissuti abbiano taciuto il loro dolore, quasi vergognandosi di provenire da quelle zone, temendo di essere additati come “complici dei partigiani o dei comunisti”. Solo a partire dagli anni ’90, grazie anche all’impegno di don Ilario Macchiavelli e alla fondazione della Scuola di Pace, si è cominciato a riscoprire e a trasmettere quella memoria alle nuove generazioni.
Fratel Ignazio ha poi offerto una riflessione sul significato della preghiera, che per la sua comunità è il centro della giornata: «La preghiera non è tanto uno sforzo che produciamo noi, ma una ricezione: è Dio che prega in noi. Noi siamo come antenne, e il vertice è l’Eucaristia, quando riceviamo l’ostia e ci viene detto: il Corpo di Cristo».
Il frate ha poi collegato la strage di Monte Sole alla radice profonda del male e della guerra, citando il racconto di Caino e Abele: «Il primo atto dopo l’uscita dal paradiso terrestre non è la nascita, ma un omicidio. In Caino, l’ira e l’abbattimento sono alla base di tutte le guerre. E oggi vediamo purtroppo che questa tendenza all’omicidio è ancora attuale, come ci mostrano i conflitti in Medio Oriente».
La sintesi dettagliata dell’incontro con fratel Ignazio tra memoria, martirio e speranza (scarica il pdf)
Cerpiano e la lettura del Memoriale di Antonietta Benni
Nel pomeriggio, una parte del gruppo ha proseguito verso la frazione di Cerpiano, dove si trovava il cosiddetto “Palazzo”, la casa delle Figlie di Sant’Angela che ospitava un asilo infantile. È stato lì che, il 29 settembre 1944, si consumò uno degli eccidi più crudi: 49 persone (20 bambini, due vecchi e 27 donne) furono rastrellate e uccise con bombe a mano all’interno della cappella attigua. Da quella strage si salvò miracolosamente solo Antonietta Benni, l’educatrice orsolina che, ferita e fingendosi morta, rimase per 33 ore tra i cadaveri.
Proprio in quel luogo, don Andres ha letto alcuni brani tratti dal Memoriale che la stessa Antonietta Benni scrisse nell’autunno del 1945 per il cardinale Nasalli Rocca. I partecipanti hanno ascoltato parole sconvolgenti eppure necessarie: il pianto dei bambini, l’agonia dei feriti, il tentativo disperato di salvarsi. In particolare, è stata ricordata la sorte di due bambini, Fernando Piretti di 8 anni e Paola Rossi di 6 anni, che sopravvissero insieme alla stessa Antonietta, e di Giorgio Laffi, un bimbo di nove mesi che vagò tra i morti fino a morire di fame e freddo.
Uno sguardo al presente: l’attualità della pace
Il pellegrinaggio non è stato solo un atto di memoria, ma anche un’occasione per volgere lo sguardo al presente, segnato da gravi conflitti internazionali. In questi giorni, la comunità internazionale osserva con apprensione l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti, Iran, Israele e Libano, con attacchi e contro-attacchi che rischiano di far precipitare la situazione in una guerra regionale dalle conseguenze incalcolabili. Le notizie parlano di un fragile cessate il fuoco tra Israele e Libano, prorogato di tre settimane, mentre rimane alta la tensione sullo Stretto di Hormuz.
Come ha ricordato fratel Ignazio, «non è la scala delle vittime a fare la differenza: il significato profondo è che l’uomo è omicida fin dall’inizio. E questo ci costringe a riflettere sulla nostra responsabilità». I martiri di Monte Sole, che hanno dato la vita per amore e per fedeltà al Vangelo, diventano così un segno di speranza e un invito a costruire la pace.
Un pellegrinaggio in vista della beatificazione
L’intera giornata è stata vissuta in preparazione alla beatificazione dei tre sacerdoti martiri, che si terrà domenica 27 settembre 2026 alle ore 17 nella Basilica di San Petronio a Bologna. L’arcidiocesi ha già avviato il “pellegrinaggio della pisside di Monte Sole” nelle comunità parrocchiali, come segno visibile di comunione con le vittime e come invito alla preghiera per la pace.
La Beatificazione di don Marchioni, don Comini e padre Capelli
Il pellegrinaggio si è concluso verso le ore 17:00, con il rientro a Bologna. I partecipanti hanno portato nel cuore non solo il dolore per le vittime, ma anche la consapevolezza che la memoria, se custodita e trasmessa, può diventare seme di pace e di riconciliazione.
Don Andres Bergamini e la comunità di Sant’Andrea ringraziano Sergio Rimondi per la preziosa guida, fratel Ignazio De Francesco per la sua toccante testimonianza, e tutti i partecipanti per aver reso possibile questa significativa giornata.



























