Quaresima 2026

“Siamo come vivi tornati dai morti” – don Francesco Scalzotto guida i fedeli al cuore del Triduo Pasquale

Tre chiavi di lettura e tre gesti concreti per vivere il la settimana santa riscoprendosi parte di un popolo, accolti nell’orizzonte del Crocifisso e chiamati a cantare un canto nuovo

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SANTUARIO DELLA MADONNA DI SAN LUCA – “Non siamo lupi solitari, siamo il popolo del Signore”. Con queste parole don Francesco Scalzotto ha aperto la meditazione tenuta venerdì 27 marzo 2026 al santuario della Madonna di San Luca, davanti ai fedeli della Zona pastorale Barca. Un appuntamento di preparazione al Triduo Pasquale che ha saputo coniugare profondità teologica e concretezza, offrendo a ciascuno strumenti semplici ma efficaci per entrare nel cuore del mistero della fede.

Pescando dalle letture che risuoneranno nel Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, don Francesco ha invitato a non lasciarsi sopraffare dalla mole dei riti, ma a trattenere ciò che fa davvero vivere: la consapevolezza di appartenere a una catena che risale fino a Gesù, la fiducia in un orizzonte – quello del Crocifisso – che nulla esclude, e la gioia di una vita nuova che ha già la morte alle spalle.

Tre gesti concreti – inginocchiarsi in adorazione, baciare con affetto il crocifisso, cantare a squarciagola l’alleluia – accompagnano il percorso, perché la Pasqua non sia solo un ricordo da guardare, ma un evento da abitare con il proprio corpo, le proprie fatiche e la propria speranza.

Pubblichiamo di seguito la sintesi della meditazione e il video integrale dell’incontro, per proseguire il cammino verso la Pasqua con i motori accesi e lo sguardo fisso su Colui che apre la strada.

Sintesi della Meditazione di don Francesco Scalzotto

Don Francesco propone un percorso in tre tappe, corrispondenti alle tre “seconde letture” del Triduo (Giovedì, Venerdì e Veglia Pasquale), offrendo per ciascuna una chiave di lettura e un gesto concreto per viverle appieno.

1. Introduzione: Il metodo per entrare nella Settimana Santa

Don Francesco offre due suggerimenti per vivere il tempo liturgico che ci aspetta:

  1. Fissare lo sguardo sulla meta: La Chiesa, con la sua sapienza, ci scandisce il tempo con obiettivi precisi. La prima grande solennità che abbiamo davanti è la Pasqua. È da lì che dobbiamo partire per orientare i nostri passi.
  2. Lasciarsi nutrire dalla Parola: Il Triduo è un momento ricchissimo di Parola di Dio. Non bisogna cercare di “finire” tutto, ma lasciarsi servire da un “buffet” spirituale, trattenendo ciò di cui si ha bisogno. Lo Spirito Santo, invocato come Spirito di Gesù crocifisso e risorto, è colui che mette in noi il dinamismo di passione, morte e risurrezione.

2. Il percorso nel Triduo Pasquale

Giovedì Santo: La Catena dell’Amore e il Pasto che Costa la Vita
  • Lettura (1 Cor 11,23-26): San Paolo trasmette il gesto di Gesù nell’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo… questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue”.
  • Riflessione:
    • Appartenenza a una catena: Non siamo “lupi solitari”, ma facciamo parte di un popolo. La fede ci è stata trasmessa di bocca in bocca (genitori, nonni, catechisti) fino a giungere a Gesù stesso. Entrare nel Triduo significa riscoprirci “figli di un popolo”, sciogliendo la solitudine.
    • Un pasto che impegna la vita: L’Eucaristia non è un rito vuoto, ma un pasto che “costa la vita” di Gesù. È un impegno definitivo, non una passeggiata. Questo impegno di Cristo sostiene anche i nostri impegni quotidiani (la cura dei figli, degli anziani, il lavoro, la fedeltà), che sono “costosi” e diventano trasmissione di vita.
  • Gesto concreto per il Giovedì Santo:
    Durante l’adorazione eucaristica dopo la Messa, mettersi in ginocchio e raccogliersi. Offrire al Signore, nello spazio che Lui ha spalancato con la sua vita, i propri impegni, le proprie fatiche e la propria vita quotidiana (“il mio lunedì, martedì…”), chiedendogli di aiutarci a dare anche noi la nostra vita.
Venerdì Santo: Il Sacerdote perfetto e l’orizzonte che include tutto
  • Lettura (Eb 4,14-16; 5,7-9): Gesù è il sommo sacerdote grande, che ha preso parte alle nostre debolezze e ha imparato l’obbedienza da ciò che ha patito.
  • Riflessione:
    • L’orizzonte del Crocifisso: Gesù, sacerdote perfetto, ha compiuto una “pulizia” definitiva dal peccato, che è l’ostacolo all’amicizia con Dio. La sua vita diventa l’orizzonte in cui tutto trova posto. Nulla è escluso: né la gioia, né la tribolazione, né il passato, né il futuro, e nemmeno la morte e il peccato.
    • Nulla è fuori: Anche le nostre distanze da Dio, i rancori, le scelte disordinate, il male che subiamo o commettiamo, sono dentro a questo orizzonte. La croce ha la capacità di “ricucire tutto”, di trasformare e rinnovare ogni cosa.
  • Gesto concreto per il Venerdì Santo:
    Durante la liturgia, quando si viene invitati a venerare il Crocifisso, dargli un “bel bacio”, non frettoloso, ma pieno di affetto e gratitudine. Un gesto che esprime riconoscenza perché Gesù ha spalancato il suo orizzonte per accogliere tutta la nostra vita.
Sabato Santo / Veglia Pasquale: la vita nuova e il canto dell’Alleluia
  • Lettura (Rm 6,3-11): Paolo spiega che nel battesimo siamo stati sepolti con Cristo nella morte per essere con Lui anche nella risurrezione, camminando in una vita nuova.
  • Riflessione:
    • Il battesimo: dalla morte alla vita: La celebrazione del Triduo non riguarda solo la storia di Gesù, ma la nostra storia. Paolo afferma che i giorni della morte, sepoltura e risurrezione di Gesù sono anche i giorni della nostra morte, sepoltura e risurrezione.
    • La mentalità della morte alle spalle: Per il cristiano, la morte non è più il capolinea davanti a noi. Legati a Cristo, il “capocordata” che ha sfondato la morte, la mentalità della morte ci sta alle spalle. Il nostro cammino è “dalla morte alla vita”, siamo “come vivi tornati dai morti”. Questa è la nostra speranza.
  • Gesto concreto per la Veglia o la Domenica di Pasqua:
    Cantare l’Alleluia a squarciagola. Il canto è espressione di gioia e di amore per la vita nuova. È il “canto nuovo” dell’uomo nuovo, segno della novità della risurrezione.

3. Conclusione: come vivere i giorni santi

Don Francesco esorta i fedeli a non vivere il Triduo come riti distratti, ma a prepararsi nei giorni precedenti (lunedì, martedì, mercoledì) riprendendo le letture suggerite e “tenendo i motori caldi”.

L’invito è a partecipare alle celebrazioni con gli occhi fissi su Gesù, il protagonista, per ringraziarlo e lodarlo, lasciandosi accompagnare dalla preghiera della Madonna in questo tempo di penitenza, e accostandosi con fiducia al sacramento della riconciliazione per fare esperienza della misericordia di Dio, che è già pronto a donare il suo perdono.