Aiuto compiti

«Qui si crea una famiglia»: i volontari dell’aiuto compiti si raccontano

Una comunità che pulsa, fatta di incontri, abbracci, storie e tanto impegno.

BEATA VERGINE IMMACOLATA – Sabato mattina, nella parrocchia della Beata Vergine Immacolata, non si sente solo il rumore dei banchi e delle matite. Si sente il cuore di una comunità che pulsa, fatta di incontri, abbracci, storie e tanto impegno. Un gruppo di volontari, uniti dalla voglia di mettersi a disposizione, si è ritrovato per condividere esperienze, sguardi e sorrisi nati attorno ai tavoli dell’aiuto compiti. Ecco cosa è emerso da questo confronto ricco di umanità.

Un mosaico di storie e motivazioni
C’è chi è arrivato quasi per caso, come Mariella, mamma di due ragazzi e responsabile marketing, che dopo anni passati in parrocchia con i figli ha sentito il bisogno di restituire qualcosa: «Ho pensato che fosse il momento di dare anche io, dopo aver ricevuto tanto». E chi, come Enrico, che, pur non potendo partecipare attivamente, non ha perso occasione per fare i complimenti: «Ammiro tutti voi per quel che fate».

Molti volontari hanno un passato comune: Beatrice, ad esempio, era già presente prima del Covid, poi la pausa forzata e infine la ripartenza, grazie al passaparola che qui «non batte nessuno». Un passaparola che ha portato in gruppo Michela, che ha convinto anche il marito Luca a unirsi: «Per me è un’esperienza bellissima, vedo il rapporto che si crea con il bambino; a volte anche con la famiglia».

Non solo compiti: relazioni che crescono
Dalle parole di Lucia, che ha iniziato su invito della figlia Elena, a quelle di Letizia, programmatrice di macchine per maglieria, emerge un filo conduttore: l’aiuto compiti è molto più di un supporto scolastico. «Sono quelle due ore in cui ti diverti, conosci gente, ritrovi amicizie», racconta. E Francesca, tecnica e mamma, ricorda quando tutto ebbe inizio durante un campo cresima: «Eravamo un gruppo di mamme, poi siamo cresciuti. E dopo il Covid, le famiglie chiedevano: quando ricominciate?»

Concetta, di origine pugliese, racconta con tenerezza che sua figlia, alle elementari, veniva con lei al sabato mattina e ha trovato una compagna di classe con la quale ha stretto amicizia, proprio qui: «In classe non si parlavano, qui sì. È stato un ponte». E Maura, maestra, è arrivata quasi per caso, spinta dalla necessità di trovare un contesto per una sua alunna: «Non sapevo nemmeno che esistesse questo servizio. Ora vengo ogni volta che posso e cerco di portare più persone possibile».

La ricchezza della comunità
Ciò che colpisce, ascoltando i volontari, è la consapevolezza di far parte di qualcosa di grande. «Io quando guardo l’elenco del venerdì – dice Maura – non conto i bambini, ma gli adulti. È il loro numero la vera ricchezza». Una ricchezza fatta di persone che arrivano da contesti diversi: chi in pensione, chi ancora in piena attività, chi senza figli ma con una grande esperienza di accoglienza, come la coppia che ha seguito progetti con bambini bielorussi.

E questo gruppo di volontari sempre in crescita, afferma Elena,  è anche dovuto al fatto che molti avevano cominciato il loro servizio dando la loro disponibilità solo una o due volte al mese, ma si sono poi ritrovati a essere presenti ogni sabato, spinti da un lato dall’importanza di dare continuità e dall’ altro dalla ricchezza che si riceve a livello umano.

Claudia, pur non seguendo direttamente i compiti, è la “signora dei biscotti”, un punto di riferimento affettivo fondamentale. E Catia, assistente sociale, confessa: «Io qui mi riposo, dopo una settimana di lavoro». Perché l’aiuto compiti è anche un luogo di rigenerazione.

Le sfide: lingua, attenzione, solitudine
Non mancano le difficoltà. Lia, ex insegnante di scuola superiore, racconta la sua nuova esperienza con i più piccoli: «Seguo un bambino con difficoltà di concentrazione, ma piano piano stiamo facendo progressi». E Anna, ex maestra, sottolinea il bisogno di un lavoro individualizzato: «I bambini stranieri non conoscono la lingua. Studiavamo le esondazioni dal letto del Nilo e una bimba mi ha chiesto: “Il Nilo è un bambino?”. Non capiscono, hanno bisogno di qualcuno che traduca anche il senso delle parole».

Poi ci sono Alessandra, che ha seguito con dedizione una bambina, che ora che frequenta le medie, è diventata autonoma nei compiti e potrebbe lei stessa aiutare i bambini più piccoli.

E Stefano, suo marito,  anche lui volontario, “arruolato” per amore, che ogni sabato va a prendere in macchina 3 bambini (trasferiti loro malgrado fuori quartiere in transizione abitativa) pur di non far perdere loro questa opportunità. Stefano conclude: «Siamo molto contenti di questo progetto; qui si creano legami veri.

Uno sguardo al futuro
Il gruppo guarda avanti con entusiasmo. Tra le idee, quella di coinvolgere maggiormente le famiglie, magari con una cena durante la festa di maggio o partecipando alla Festa dei Popoli.

L’aiuto compiti della parrocchia della Beata Vergine Immacolata non è solo un servizio. È una comunità che cresce, si racconta e si prende cura. Ed è bello sapere che, sabato dopo sabato, matita dopo matita, si scrive una pagina importante di Vangelo vissuto.

Se anche tu vuoi fare parte di questa storia, contatta Elena o vieni a trovarci un sabato mattina. Non serve essere insegnanti, basta avere un cuore grande e un po’ di tempo da regalare.