Anno della Parola

La Parola come dialogo quotidiano: tre testimonianze dalle Famiglie della Visitazione

Un’esperienza che nasce dal desiderio di conoscere e amare il Signore, e che si nutre della condivisione fraterna e della fedeltà quotidiana, anche piccola, alla Parola che diventa vita.

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BOLOGNA – Sabato 24 gennaio 2026, alla BVI, Francesco Scimè e la coppia Valentina e Marco condividono la loro esperienza di lettura, ascolto e preghiera intorno alle Scritture, descrivendo un cammino accessibile a tutti, fatto di ascolto, silenzio e condivisione familiare e comunitaria.

In occasione della domenica della Parola e dell’incontro del gruppo adulti della parrocchia della Beata Vergine Immacolata, sul tema “la Parola” (2a P dopo Povertà) Francesco Scimè, Valentina e Marco — membri della comunità “Le Famiglie della Visitazione” di Sammartini, fondata da don Giovanni Nicolini, zio di don Andres — hanno raccontato in modo diretto e personale il loro rapporto quotidiano con la Sacra Scrittura. Non una conferenza, ma una testimonianza viva su come la Parola di Dio entri nel tessuto della vita familiare e personale, attraverso strumenti semplici, una disciplina fedele e una ricerca continua del dialogo con Dio.

Il video integrale dell’incontro

La Bibbia come persona, non come libro

Francesco Scimè apre con una premessa fondamentale: il loro rapporto con la Bibbia non è con un testo, ma con una Persona. Per questo, parlarne in pubblico risulta quasi imbarazzante, come parlare di qualcuno che non è presente. L’approccio è relazionale, non accademico. Per questo la comunità privilegia momenti in cui si “fa insieme” — come la preparazione delle letture domenicali condivise con altre parrocchie — piuttosto che discorsi sulla Parola. È nel fare insieme che si stabilisce un rapporto diretto, in cui si parla con la Parola, non di essa.

Il calendario: uno strumento per la fedeltà quotidiana

Al centro della pratica proposta da Francesco c’è un calendario di lettura biblica ideato da don Giuseppe Dossetti, in uso nella comunità dalla fine degli anni Settanta.

Scarica il calendario biblico 2026 delle Famiglie della Visitazione

Il calendario prevede due ritmi di lettura:

  • Una lettura veloce (circa due capitoli al giorno), che permette di leggere l’intera Bibbia in due anni, “come un romanzo”, senza soffermarsi troppo su ciò che non si comprende. L’obiettivo è acquisire una visione d’insieme, una “infarinatura generale” che, osserva Francesco, spesso manca persino a chi studia teologia.
  • Una lettura lenta e meditativa (la lectio), incentrata su un brano breve su cui ci si sofferma per circa un’ora al giorno in preghiera personale.

La premessa di questo metodo è di fede: ogni parola della Scrittura è ispirata, degna di essere conosciuta per intero, così come si desidera conoscere tutto di una persona amata. Il calendario diventa così uno strumento che “obbliga moralmente” a una fedeltà quotidiana, trasformando la lettura in un appuntamento di relazione.

Come si vive la lectio: la preghiera personale sulla Parola

Francesco descrive la struttura del momento di preghiera personale sul brano del giorno:

  1. Un momento di riconciliazione: chiedere perdono per i propri peccati, per mettersi in pace con Dio e poterLo ascoltare.
  2. Invoca lo Spirito Santo, per ricevere luce e comprensione.
  3. Lettura e rilettura ripetuta del brano (ad esempio, 10 versetti).
  4. Meditazione personale su ciò che colpisce, incuriosisce o non si comprende.
  5. Un confronto umile con commentari o il pensiero di altri, per evitare interpretazioni soggettive.

Questo percorso non richiede competenze specialistiche, ma disponibilità all’ascolto.

La vita reale e la condivisione comunitaria

La teoria si scontra con i ritmi familiari frenetici. Valentina e Marco raccontano come la pratica si adatti alla vita concreta: i figli, il lavoro, gli orari. La coppia ha personalizzato il calendario dei Salmi, ascoltandoli in fila in tre settimane invece di una, spesso durante le faccende domestiche o gli spostamenti. La comunità ha adottato, anche per la salmodia, la suddivisione proposta da Dossetti: tutto il salterio, recitato in fila, in una settimana.

Un elemento cruciale è la condivisione comunitaria:

  • Dopo le letture della Messa (che nella loro comunità dura quasi un’ora), tutti possono condividere un pensiero, arricchendosi a vicenda.
  • Un gruppo WhatsApp quotidiano permette di condividere il brano del giorno e brevi riflessioni, creando una “omelia diffusa” tra famiglie e amici.
  • Una volta alla settimana si ritrovano per un “gruppo del Vangelo” per commentare insieme le letture della domenica successiva.

Il silenzio, i Salmi e gli strumenti “domestici”

Valentina sottolinea l’importanza del silenzio interiore come condizione per l’ascolto, citando un paragrafo 8/23 della Piccola Regola:

Il silenzio: è l’unica lode vera e degna, esso stesso puro dono di Dio, il silenzio interiore, che è progressivo venir meno di ogni fantasia, di ogni programma, di ogni apprensione per il futuro, di ogni pensiero non richiesto dal dovere immediato, dono che va invocato, predisposto e custodito con la fedeltà al silenzio esteriore:
•  sempre e rigorosamente da Compieta all’Eucarestia;
•  ancora sempre nelle ore di preghiera comune e di lavoro (salvo il minimo di comunicazione richiesto dal lavoro, purché siano le più essenziali e delicate possibili, rispettose del proprio e dell’altrui raccoglimento);
•  e in ogni ora, ambiente e circostanza, con la mansuetudine, la mortificazione della curiosità, la riduzione abituale delle cose che verrebbe spontaneo dire, la rinuncia a parlare di sé, la preferenza progressiva per le parole e i concetti più semplici, più sereni e più pacificanti.

Racconta anche del loro amore per il Libro dei Salmi, ascoltato in versione cantata e registrata, che entra nella memoria come una melodia e fa compagnia durante la giornata. Vedi la pagina relativa ai salmi del sito delle Famiglie della Visitazione.

Per rimanere agganciati alla lettura continua, utilizzano strumenti semplici: app che leggono il testo audio (utili in macchina o a piedi), confronto tra traduzioni diverse (ad esempio, Bibbia di Gerusalemme e TOB), e l’abitudine di lasciare la Bibbia aperta in casa, per leggerne un versetto di passaggio.

I figli e la trasmissione “non forzata” della fede

Valentina e Marco parlano con realismo del rapporto dei figli (di 25, 23 e 14 anni) con la loro pratica. Non ci sono momenti di preghiera imposti, ma una testimonianza vissuta: i figli vedono e ascoltano. Con la più piccola, Valentina ha iniziato a leggere qualche riga del Vangelo mentre si prepara la mattina, un ascolto accettato con un sorriso. Il figlio maggiore a volte scherza sulla dedizione della madre (“mamma è fuori di testa”), ma si rivolge a loro per consigli importanti. La trasmissione, suggeriscono, avviene più attraverso la qualità della relazione familiare che attraverso imposizioni.

Le voci della comunità: esperienze a confronto

Altri partecipanti all’incontro aggiungono le loro riflessioni:

  • Luisa sottolinea che la lettura non è un dovere, ma una fonte di pace e consolazione, una “coccola” che aiuta a vivere il quotidiano in modo diverso.
  • Andres ricorda come questa modalità sia stata trasmessa spesso in contesti informali come vacanze o pellegrinaggi, diventando un modo accessibile per avvicinarsi alla Bibbia.
  • Angelo (nonno) ammette la fatica della costanza, ma conferma che i momenti dedicati alla Parola sono quelli che gli danno pace e lo “riavvicinano al Signore”.
  • Silvia evidenzia l’importanza di trovare la modalità giusta per ciascuno (ascolto di podcast, social, commenti) che renda il momento piacevole e non un peso.
  • Silvano porta dati allarmanti: tra i cattolici praticanti, solo il 15% ha letto un Vangelo per intero. Condivide la sua esperienza positiva nell’usare un percorso biblico diretto con adulti che si preparano alla Cresima, con effetti “sorprendenti”.

Conclusione: una pratica per tutti, non per soli “addetti ai lavori”

Francesco, in chiusura, torna su un punto cruciale: la loro non è una pratica per “marziani” o persone particolarmente “brave”, ma un godimento e un bisogno. Il vero problema, osserva, è che nel Popolo di Dio manca un rapporto personale e diretto con la Scrittura. La novità del Concilio — la chiamata alla familiarità con la Bibbia per tutti i battezzati — fatica a tradursi in pratica.

La testimonianza della comunità delle Famiglie della Visitazione mostra che questo cammino è possibile: non richiede dotte competenze, ma semplicemente saper leggere, o anche solo saper ascoltare. È un’esperienza che nasce dal desiderio di conoscere e amare, e che si nutre della condivisione fraterna e della fedeltà quotidiana, anche piccola, alla Parola che diventa vita.