Morte tragica

Bader, la comunità si mobilita

«Vogliamo un quartiere bello, dove poter abitare»: la comunità della Barca reagisce con dolore e impegno alla morte del giovane Bader

BOLOGNA – Il nostro quartiere è stato colpito da un tragico episodio: la morte violenta di Bader Eddine Essefi, un ragazzo di appena 19 anni, accoltellato in strada nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2025. Un fatto che ha scosso profondamente non solo chi vive nella zona, ma l’intera città. La tragedia è avvenuta nei pressi della chiesa della Parrocchia di S.Andrea.

Don Andrés Bergamini, parroco di S.Andrea e della Beata Vergine Immacolata, vede l’accaduto non solo come un dramma personale per Bader e la sua famiglia ma anche come un segnale sociale che interpella tutti.

«Siamo rimasti, come comunità parrocchiale, molto colpiti – ha dichiarato don Andrés – perché è successo nel nostro quartiere, che amiamo e in cui si cerca di portare eventi che mettano in relazione le persone. Sapere che un ragazzo di 19 anni è morto nella strada che porta alla chiesa è molto grave. È un fatto che ci parla di un disagio diffuso, che emerge con episodi come questo e che ci interpella come comunità».

Il giovane Bader, di fede musulmana, non era legato alla parrocchia, ma per don Andrés questo non limita in alcun modo il coinvolgimento e la solidarietà: «Questo ragazzo era musulmano, quindi abbiamo contattato i vicini amici della Comunità islamica per sapere come poter star vicino alla famiglia, che però non è presente a Bologna».

Una rete di amicizia per abitare il territorio

Nonostante la drammaticità del fatto, don Andrés sottolinea anche un aspetto positivo: la risposta collettiva, l’alleanza tra realtà diverse del territorio. «La cosa bella, pur in questa tragedia, è che emerge la “rete” di amicizia che c’è con gli attori del territorio: il Comune, la presidente del Quartiere, anche le associazioni che lavorano al “Treno” della Barca e la comunità islamica: tutti siamo concordi nel dover lavorare insieme».

Un impegno concreto che già vede la parrocchia coinvolta attivamente: «Noi come comunità parrocchiale ci impegniamo a sostenere le famiglie disagiate; con l’associazione l’Ape seguiamo i bambini con progetti educativi e recupero scolastico. Ma non basta, il disagio è tanto».

«Pregare per Bader, impegnarsi per il quartiere»

Durante la Messa di domenica 27 aprile, la comunità ha pregato per Bader e la sua famiglia, ma anche per il futuro del quartiere stesso: «La comunità della Barca domenica era colpita, scossa – racconta don Andrés – abbiamo pregato per Bader, per la famiglia e abbiamo anche cercato di dirci: “Vogliamo un quartiere bello, dove poter abitare e impegnarci perché queste cose non succedano più”».

Un desiderio che si è concretizzato anche nella partecipazione della comunità alla Festa di primavera al parco, avvenuta proprio quella domenica: «C’era tanta gente: questo indica che occorre abitare il quartiere perché le persone si sentano a casa, non stiano chiuse per paura di essere aggredite. Abitare questi luoghi con le nostre famiglie, i nostri bambini».

Durate la festa di primavera c’è stato un momento di preghiera e di memoria per Bader. Don Andrés Bergamini, il Sindaco Matteo Lepore, la presidente di quartiere Elena Gaggioli, Yassin Lafram presidente dell’UCOI (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) hanno deposto un mazzo di fuori sul luogo della morte. Il mercoledì successivo è venuto anche il console tunisino a vedere il luogo della tragedia.


In memoria di Bader, la comunità cristiana della Barca si stringe intorno a tutte le famiglie del quartiere, senza distinzioni, riaffermando con forza che la pace e la convivenza si costruiscono insieme, ogni giorno, a partire dalle relazioni e dalla presenza condivisa nei luoghi che abitiamo.