Anniversario

«Un uomo di Dio che passa sempre da noi» Il 50esimo di sacerdozio di don Giuseppe Ponzoni

La Beata Vergine Immacolata ha festeggiato i 50 anni di sacerdozio di don Giuseppe con il cardinale Matteo Zuppi

BEATA VERGINE IMMACOLATA – Non è stato soltanto un anniversario, ma una vera festa di comunità. Domenica 28 giugno, alle ore 18, la chiesa della Beata Vergine Immacolata era affollata di parrocchiani, amici, confratelli e persone arrivate da diverse realtà che hanno condiviso un tratto del cammino sacerdotale di don Giuseppe Ponzoni. Nonostante il caldo intenso di questo inizio d’estate, la partecipazione è stata numerosa e calorosa, segno dell’affetto che accompagna da sempre il ministero di don Giuseppe.

A presiedere la celebrazione eucaristica è stato il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, legato a don Giuseppe da una lunga amicizia nata negli anni trascorsi insieme a Roma. Al termine della Messa, la comunità ha donato a don Giuseppe un’icona dei santi Pietro e Paolo, realizzata grazie al contributo di tanti parrocchiani: un segno che richiama il suo profondo amore per la Chiesa, il legame con Roma e la dimensione missionaria che ha caratterizzato il suo ministero.

«Qui passa un uomo di Dio»

Commentando la prima lettura, il cardinale Zuppi ha preso spunto dalla figura del profeta Eliseo, del quale la donna di Sunem dice: «So che è un uomo di Dio, colui che passa sempre da noi.»

«Mi sembra – ha detto il cardinale – che tanti, incontrando don Giuseppe, abbiano potuto dire proprio questo: qui passa un uomo di Dio. Non un uomo perfetto, ma un uomo di Dio.» Un’espressione che ha sintetizzato il cuore dell’omelia: la santità non consiste nell’assenza di limiti, ma nel lasciar trasparire l’amore del Signore nella propria vita.

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Un sacerdote libero e innamorato della Chiesa

Ripercorrendo i cinquant’anni di ministero di don Giuseppe, il cardinale ha ricordato la sua schiettezza, la capacità di dire la verità senza inseguire il consenso, la passione per il Vangelo e il profondo amore per la Chiesa.

«Ha preferito dire la verità piuttosto che cercare il consenso», ha sottolineato Zuppi, ricordando come don Giuseppe abbia sempre aiutato le persone a guardare a Cristo più che a sé stesso.

Un tratto della sua personalità che molti riconoscono: diretto, qualche volta pungente, ma sempre animato da una sincera passione per il bene della Chiesa e delle persone.

Una vita spesa per gli altri

L’omelia ha ricordato anche i tanti luoghi attraversati da don Giuseppe durante il suo ministero: gli anni romani, l’impegno missionario vissuto nella grande diocesi della capitale, il servizio prestato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 e, infine, gli anni vissuti a Bologna.

Un filo rosso unisce tutte queste esperienze: la disponibilità ad andare dove il Signore chiama.

«È andato perché c’era Gesù», ha detto il cardinale, descrivendo quella disponibilità missionaria che ha accompagnato tutta la sua vita sacerdotale.

Particolarmente significativo anche il riferimento ai tanti “bicchieri d’acqua” distribuiti in questi cinquant’anni, richiamando il Vangelo della domenica.

«Quanti bicchieri d’acqua ha distribuito don Giuseppe!», ha osservato Zuppi. Gesti semplici, spesso nascosti, che hanno fatto sentire tante persone accolte, importanti e amate.

Costruire comunità

Nella parte conclusiva dell’omelia, il cardinale ha ringraziato don Giuseppe per aver amato la Chiesa «senza idealizzarla», contribuendo sempre a costruire comunità.

«Grazie perché hai cercato di costruire comunità, un luogo di incontro tra la nostra umanità concreta e Dio.»

Infine, l’augurio che il suo ministero possa continuare ancora a lungo: «Continua ad essere un uomo di Dio che passa in mezzo al suo popolo. Continua a mettere Cristo al centro. Sempre.»

Il ringraziamento di don Giuseppe

Al termine della celebrazione, visibilmente commosso, don Giuseppe ha preso la parola con il suo stile semplice e ironico.

Ha ricordato anzitutto un’affermazione di san Giovanni XXIII: «In chiesa non si dovrebbe applaudire», suscitando subito il sorriso dell’assemblea. Poi ha ripercorso con sincerità alcuni passaggi della sua vocazione, raccontando di non aver immaginato inizialmente il sacerdozio e di quanto il Concilio Vaticano II abbia inciso profondamente sul suo modo di vivere il ministero.

Con parole particolarmente affettuose ha ringraziato il cardinale Zuppi, ricordando gli anni condivisi a Roma e la vicinanza ricevuta nei momenti più difficili della sua vita sacerdotale.

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«Matteo mi è stato vicino nei momenti della prova, con una delicatezza che non dimenticherò», ha confidato.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche alla comunità della Beata Vergine Immacolata per il dono dell’icona dei santi Pietro e Paolo.

«Questa icona mi lega ancora di più alla Chiesa di Roma, che porto sempre nel cuore», ha detto, indicando anche due amici romani presenti alla celebrazione e invitando l’assemblea a salutarli con un applauso.

Una festa che continua

La celebrazione si è conclusa in un clima di grande fraternità. Dopo la Messa, molti hanno voluto salutare personalmente don Giuseppe, condividendo ricordi e parole di gratitudine, nel salone, dove il gruppo dei volontari aveva preparato un ottimo buffet

Cinquant’anni di sacerdozio non rappresentano un punto di arrivo, ma una storia che continua. Una storia fatta di Vangelo annunciato, di persone incontrate, di comunità costruite e di un amore fedele per Cristo e per la sua Chiesa.

Come ha ricordato il cardinale Zuppi, prendendo a prestito le parole della donna di Sunem, è forse questo il riconoscimento più bello che un sacerdote possa ricevere:

«So che è un uomo di Dio, colui che passa sempre da noi.»

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