BOLOGNA – Domenica 1 febbraio 2026, in una serata di condivisione con il gruppo giovani, Costanza e Gloria hanno portato la loro testimonianza di credenti cattoliche che, dopo anni di lotta interiore, hanno trovato pace integrando la loro fede con l’identità omosessuale.
L’incontro si è tenuto nell’ambito degli incontri del gruppo giovani interparrocchiale, composto da universitari e giovani lavoratori, che periodicamente ospita testimonianze di vita e fede. In questa occasione, due ospiti speciali — Costanza e Gloria — hanno condiviso le loro storie come donne credenti e lesbiche, membri del “Gruppo In Cammino”, gruppo diocesano nato oltre 40 anni fa per accogliere persone omosessuali credenti.
Hanno descritto il cammino verso l’accettazione di sé, l’incontro con comunità accoglienti come il “Gruppo In Cammino” e il desiderio di una Chiesa più capace di ascoltare le vite reali. L’incontro non è stato solo una storia di “diversità”, ma un esempio di come la fede possa crescere proprio attraverso le ferite e le domande più profonde. In un momento storico di polarizzazioni, questo dialogo tra giovani e fedeli LGBTQ+ rappresenta un segno di speranza concreta: la ricerca di Dio passa attraverso l’amore vissuto, la coscienza e la comunità che accoglie senza escludere.
Intervento di Costanza
Costanza, originaria della provincia di Firenze, racconta di essere cresciuta in una famiglia cattolica, dove l’amore era presentato solo tra uomo e donna. A 18 anni scopre di essere attratta dalle donne, entrando in crisi identitaria e di fede. Ha vissuto anni di “doppia vita”, mentendo a sé stessa e ai genitori, sentendosi “una pecora nera”. Dopo aver abbandonato la Chiesa per un periodo, ha iniziato un cammino di accettazione, facendo coming out con la famiglia, che l’ha accolta con amore — suo padre partecipa persino al Pride con il gruppo di genitori con figli LGBTQ+.
Trovare il gruppo “In Cammino” è stato per lei “il pezzettino di puzzle che mancava”: un luogo dove non sentirsi giudicata, ma amata per ciò che è. Oggi vive serenamente con la sua compagna da otto anni, lavora come educatrice e ha riconciliato fede e identità, sentendosi “feconda nell’amore” anche senza figli biologici.
Intervento di Gloria
Gloria, 32 anni, marchigiana, racconta un percorso simile ma vissuto all’interno del movimento di Comunione e Liberazione, dove è cresciuta in un ambiente molto strutturato e “legalista”. La presa di coscienza della sua omosessualità a 18 anni l’ha portata a sentirsi “in schifo a Dio”, con attacchi d’ansia e difficoltà ad accettarsi.
La svolta arriva grazie a un sacerdote “illuminato” che, invece di imporre divieti, le dice: “Puoi amare”. Un’esperienza decisiva è la convivenza platonica con una ragazza di cui era innamorata: mesi di quotidianità semplice e affettuosa che le fanno capire che quell’amore “è buono”. Anche per Gloria, l’ingresso nel gruppo “In Cammino” è stata una liberazione: ha trovato una comunità, la possibilità di specchiarsi in altre storie e di crescere nella propria identità. Oggi è corresponsabile del gruppo e desidera testimoniare soprattutto ai giovani.
Temi emersi dal dialogo
Il dialogo tra i partecipanti è stato ricco di domande e confronti. I temi toccati sono stati:
- Fede e identità sessuale: entrambe testimoniano un percorso di riconciliazione tra essere credenti e omosessuali, attraverso l’accoglienza comunitaria e un rapporto personale con Dio.
- Il ruolo della Chiesa e dei gruppi di accoglienza: “Il gruppo in Cammino” è presentato come uno spazio vitale di preghiera, ascolto e mutuo sostegno, dove non si fa “teoria” ma si condivide il vissuto.
- Fecondità e maternità: viene discussa l’idea di fecondità non solo biologica, ma come capacità di amare, accogliere e donare vita nelle relazioni.
- Peccato, coscienza e discernimento: le due donne condividono una visione del peccato, non come condanna statica, ma come relazione con Dio in cui conta la coscienza, il rispetto e l’amore vissuto.
- Desiderio di testimonianza: entrambe sentono la missione di far conoscere le loro storie per aiutare altri e contribuire a un cambiamento nella Chiesa.
I ragazzi presenti hanno posto domande su come ci si sente “sulla strada giusta”, sul rapporto con ambienti ecclesiali meno accoglienti, sulla possibilità di adozione e maternità, e sul confronto tra dottrina e vissuto. Emerge anche una riflessione sul ruolo della coscienza e sull’interpretazione delle Scritture, con un invito a un dialogo aperto e non giudicante.
Per approfondire
- Per informazioni sul “Gruppo In Cammino”: scivere a incammino@gmail.com
- Famiglie in cammino (gruppo di genitori con figli omosessuali)
- Progetto Gionata

