Fine anno pastorale

Una festa per tutte le famiglie

Dare la luce della fede nel cuore dei nostri bambini e anche dei nostri genitori

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BEATA VERGINE IMMACOLATA – Alla fine dell’anno di catechismo e dell’aiuto compitio la parrocchia della BVI ha organizzato una festa che non si è limitata ai soli bambini del catechismo, ma ha coinvolto tutte le famiglie con bambini.

Sono stati invitate anche le coppie con i bambini del gruppo 0-6 anni, e i bambini musulmani che frequentano l’aiuto compiti. È stato un momento ricco di socialità, in cui adulti e bambini hanno giocato insieme, i genitori hanno avuto occasione di parlare tra loro, e la parrocchia ha confermato il proprio ruolo di luogo di aggregazione e di costruzione di relazioni.

L’inizio della festa è stato segnato da un momento di preghiera dedicato a Maria, in onore del mese di maggio. Questo momento, rivolto solo ai bambini del catechismo, ha visto la lettura di alcuni misteri della gioia del Vangelo e di preghiere da parte dei bambini stessi. Circa cinquanta persone, tra bambini e genitori, hanno partecipato con attenzione e coinvolgimento.

Maria, madre vicina e maestra silenziosa

Don Andrea apre il momento di preghiera invitando i presenti a riscoprire la figura della Vergine come donna quotidiana, madre concreta e punto di riferimento nella fede. Nei Vangeli Maria viene presentata come una donna ordinaria, una madre giovane che riceve un annuncio straordinario — quello dell’angelo — ma che poi vive la sua vita con grande normalità. Questo aspetto la rende molto simile a ciascuno di noi, perché affronta la quotidianità con semplicità e amore.

I Vangeli dicono poco della vita di Maria, specialmente nel periodo dell’infanzia di Gesù. Vengono narrati la nascita e alcuni episodi salienti, ma nulla di più. Eppure, la sua presenza è fortissima, tanto che il suo influsso si riflette nel modo stesso in cui Gesù si comporta. Il modo di insegnare di Gesù, il suo amore per i malati, per i poveri, per i bambini, il rispetto per le donne — tutto questo è anche frutto dell’educazione ricevuta da Maria e da Giuseppe. Maria, quindi, ha avuto un ruolo essenziale nella formazione umana di Gesù.

Una madre che ci accompagna nella fede

Il pensiero di don Andrea si sofferma poi sul valore della madre nella vita di ciascuno: la madre è una figura che condiziona profondamente la crescita di ogni persona. Per molti è una presenza positiva, per altri può essere una mancanza dolorosa. Ma proprio per questo, Maria diventa riferimento universale, madre di tutti, anche di chi la madre non ce l’ha più.

Nella preghiera del Rosario, che è così semplice, ripetitiva e familiare, si ritrova un legame con Maria che è caldo, affettuoso e rassicurante. È una forma di affidamento, un modo per sentirla vicina come donna e madre santa, amata da generazioni, dai nostri nonni e dai fedeli di ogni tempo.

Siamo invitati a entrare nella preghiera con il cuore aperto, riconoscendo in Maria non solo un modello di fede, ma anche una madre vicina, presente nella vita quotidiana e nei gesti semplici. La sua figura, umile ma decisiva, ci accompagna nel nostro cammino spirituale, offrendoci una presenza silenziosa ma potente.

Un bilancio dell’anno catechistico

Secondo Luigi Rovigatti, la sfida più difficile del catechismo è riuscire a coinvolgere le famiglie. I bambini, infatti, sono sempre pronti e disponibili a iniziare il percorso, mentre i genitori spesso si tirano indietro, pensando di non essere all’altezza o non ritenendosi adatti a partecipare.

Tuttavia, ricorda Rovigatti, nel Vangelo il Signore ha sempre chiamato persone semplici e apparentemente inadatte a compiti importanti – basti pensare agli apostoli, che erano pescatori. È quindi fondamentale che i genitori non si sentano esclusi o non pronti, ma che si sentano chiamati, senza dover essere dei “professionisti” della fede.

Il bilancio dell’anno è considerato positivo: anche se si tratta di piccoli passi, è comunque un progresso nella direzione giusta. L’obiettivo resta quello di coinvolgere sempre di più le famiglie, affinché la comunità cresca e si rinnovi continuamente. Come sottolinea anche Papa Francesco, una vera comunità deve essere aperta, capace di rinnovarsi, e ciò significa non lasciare sempre agli stessi la guida, ma favorire un ricambio e un coinvolgimento più ampio.

Attraverso il catechismo, si vuole far sì che le famiglie comincino a sentire la parrocchia come una propria casa: non solo partecipando agli incontri religiosi, ma anche dando una mano nelle varie attività parrocchiali – dalle feste ai pranzi comunitari, fino alla carità. Solo così la comunità potrà davvero essere viva e partecipata.

Don Andrea ha uno sguardo carico di gratitudine e speranza: definisce la festa di fine anno come “una bellissima occasione di scambio e di incontro” che “scalda il cuore”. In un tempo in cui – come sottolinea – è difficile trovare momenti semplici dedicati al gioco, alla gioia e alla preghiera, questo evento rappresenta una preziosa eccezione. È un’occasione in cui la comunità si ritrova unita e la gioia dello stare insieme diventa tangibile.

Andrea ringrazia il Signore per l’anno di catechismo appena concluso, durante il quale “tanti si sono dati da fare”. Non manca di evidenziare anche l’importante contributo di “tante nuove persone che si sono messe in gioco”, sottolineando il valore della partecipazione e del coinvolgimento di tutta la comunità parrocchiale.

Guardando al futuro, don Andrea esprime il desiderio e la speranza di proseguire su questa strada anche nel prossimo anno catechistico, con l’obiettivo di “dare quella luce della fede nel cuore dei nostri bambini e anche dei nostri genitori”. La catechesi, infatti, non è solo per i più piccoli, ma coinvolge e nutre anche la fede degli adulti, in un cammino condiviso e generativo.